Bauscia milanesi e figli di papà: Rolex e cultura popolare

La protesta violenta del black bloc che ha ridotto Milano un campo di battaglia ha portato con sé molte polemiche, una delle quali riguarda la ragazza incappucciata che imbratta i muri armata di bombolette spray – pare – con un Rolex al polso, dettaglio che a molti è sembrato emblematico delle incongruenze di cui i black bloc, fra le altre cose, sono portatori.

Anche il Ministro dell’Interno Alfano e il Presidente del Consiglio Renzi hanno accennato a questa cosa nelle loro dichiarazioni:

“Ieri in piazza ho visto farabutti col cappuccio e figli di papà con il Rolex” dichiarava Alfano

“Mentre quelli con il Rolex imbrattavano Milano loro la ripulivano” diceva Renzi riferito ai volontari che hanno ripulito la città.

Due frasi che hanno suscitato l’ira dell’azienda svizzera tanto che ieri, con una lettera pubblicata sui maggiori quotidiani e indirizzata proprio ai due politici, dichiara inaccettabile che vengano accostati i suoi orologi di lusso alla violenza e ai disordini di quel giorno.

Nella lettera, l’AD di Rolex Italia Gianpaolo Marini dichiara che l’azienda non vuole che i Rolex vengano accostati ai fatti violenti del 1° maggio a Milano, che è impossibile verificare che quello sia un Rolex e che sia autentico e pretende una rettifica e delle scuse ufficiali.

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La lettera pubblicata ieri dall’AD di Rolex Italia Gianpaolo Marini.

Non mi interessa discutere della legittimità della pretesa, ma vorrei approfondire un po’ il discorso dell‘immagine: qual è quella di Rolex agli occhi degli italiani e in che modo si è venuta a creare? Più precisamente cos’è un Rolex per noi e perché lo vediamo in un determinato modo? E ancora: i valori professati da Rolex sono in armonia con la percezione che abbiamo del brand?

Rolex è uno dei primi 10 brand conosciuto a livello mondiale, sinonimo di lusso, qualità e raffinatezza. Ma il suo nome fa più notizia per i fatti di cronaca che per le sue campagne pubblicitarie. A ben vedere quest’ultime sono abbastanza piatte e piuttosto “formali”. L’unico concetto che pare venire fuori guardando una qualsivoglia campagna della Rolex è: questo è un prodotto di lusso. Ok, nient’altro da dire al tuo target? Pare di no.

Ma Rolex non è l’unica a parlare dei suoi orologi: in Italia se ne parla spesso e quasi esclusivamente in occasione di fatti di cronaca; sentiamo parlare di Rolex rubati da ladri senza scrupoli, Rolex regalati a politici corrotti, Rolex acquistati da evasori fiscali, Rolex collezionati dai mafiosi e, notizia degli ultimi giorni, Rolex al polso di black bloc che imbrattano una città per protesta.

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La ragazza con il presunto Rolex.

Mafiosi, evasori e corrotti, sono le tipologie di persone che le cronache associano ahimé a Rolex, perché quegli orologi sono bellissimi e costosi, sono uno status symbol per persone ricche ma la falla nel sistema è che in Italia molte delle persone ricche e di potere non sono né oneste né corrette.
Un effetto collaterale del prodotto stesso, molto più complesso da risolvere degli atti vandalici di una ragazza incappucciata che imbratta Milano per protesta.

Purtroppo l’associazione fra Rolex e fatti di cronaca negativi è talmente radicata nell’immaginario popolare che anche tv e cinema si sono ispirati alla vita reale: “Santa Margherita – Milano – Courma in un giro di Rolex” diceva il cummenda Zampetti, il bauscia milanese icona di un’Italia tutta feste, lusso e settimana bianca, un riccone ignorante con la passione per l’apparenza, che regalava mance spropositate negli alberghi di Cortina e portava al polso un Rolex.
Perfino Fantozzi nel 1990 è vittima di una tentata corruzione da parte di un mafioso: mangiando un bombolone si ritrova in mano uno di quegli splendidi orologi. Sono passati 15 anni gli esempi di cultura popolare che perpetrano l’idea del Rolex come omaggio prediletto di corrotti e mafiosi non sono diminuiti.

Alla luce di tutto ciò, quanto è rischioso risvegliare queste idee nella collettività scaturite da gravi fatti di cronaca e poi rese normali dalla cultura popolare, solo per cancellare due frasette che a confronto sono quasi invisibili?

Il punto è: se la tua azienda è la Rolex e stai tentando di salvaguardare la tua immagine chiedendo che i tuoi prodotti non vengano associate a cose negative, dopo che per anni e anni non hai mosso un dito per fatti ancora più gravi che ti vedevano coinvolto, dovresti stare attento a pubblicare una lettera sui quotidiani nazionali per protestare contro un paio di frasi, anche perché c’è il rischio di mettere in risalto quegli effetti collaterali di cui abbiamo appena parlato; non a caso, la lettera di ieri ha scatenato le ire di molti che sui social si chiedevano come mai l’azienda non avesse mosso un dito (in qualsiasi direzione) per limitare il danno d’immagine che i fatti di cronaca hanno, negli anni, apportato al brand. Una conseguenza che, si spera, l’azienda abbia calcolato.

Insomma, in questo modo, se l’intento della lettera di Giampaolo Marini era quello di risollevare l’immagine del brand è stato generato probabilmente un effetto contrario, il tutto per delle dichiarazioni anche infondate che, se lasciate stare, sarebbero sparite nel giro di un giorno generando meno eco di una pretesa di scuse un po’ paracula.

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2 thoughts on “Bauscia milanesi e figli di papà: Rolex e cultura popolare

  1. Magari,qualche comico inizierà’ a parlarne in qualche trasmissione a mo di presa in giro e l’onda d’urto si propaghera’ in un attimo.

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