La moda pro curvy? Una vera cazzata.

Ormai è un po’ di tempo che i giornali parlano di curvy, taglie comode, forme morbide e orgoglio BBW (big beautiful woman). L’orgoglio curvy di cui parlano praticamente tutti i giornali è diventata una tendenza che, anche se è nata come bisogno sociale, adesso è diventato il concetto simbolo della nuova rivoluzione femminile nonché argomento di tendenza del settore moda.

Per chi come me si occupa un po’ di tematiche legate strumentalizzazione del corpo femminile è facile notare come questo concetto, evolvendosi, abbia preso una piega decisamente sbagliata, probabilmente a causa di un fraintendimento (che a tratti sembra voluto) forse difficile da correggere.

Generalizzando al massimo (e solo per questioni di sintesi) potremmo dire che l’evoluzione del concetto di orgoglio curvy ha attraversato vari stadi: a mio avviso le origini vanno ricercate nel modo incessante con cui la comunicazione televisiva e pubblicitaria e la moda hanno imposto modelli femminili totalmente sbagliati ma che a causa della grande risonanza dei media, sono stati assorbiti e metabolizzati dalla popolazione.

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Sessismo e pubblicità: un esempio a caso.

Il punto di partenza è stato il bisogno da parte di donne ma anche di uomini di eliminare certi stereotipi femminili della moda, della tv e della pubblicità, pretendendo una rivalutazione del corpo femminile. L’idea di partenza era quella di ridare dignità alla donna partendo dalla rivalutazione del corpo, eliminare uno stereotipo classico (donna oggetto, magra, snella, bianca, seducente, ammiccante, finta) e proporre modelli di donne reali attraverso la valorizzazione della diversità.

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Gli angeli di Vict’ria’s Secret, tutti uguali.

È qui che l’orgoglio curvy prende piede: se lo stereotipo mi vuole magra allora io per protesta mi dichiaro orgogliosa di essere formosa. Questo orgoglio nasce quindi dal bisogno di dover far accettare socialmente la diversità del corpo femminile, abbattendo un’idea che la donna deve essere solo in un certo modo.

Essere pro-curvy in questo senso aveva un senso.

Poi la moda ha iniziato ad appropriarsi di questo termine cercando in tutti i modi di far passare il concetto che “Si può essere belle anche se si hanno forme generose”. Il curvy riletto in chiave estetica non è un concetto sbagliato ma purtroppo, se comunicato male, può dar vita ad interpretazioni e idee sbagliate che potrebbero (o in questo caso hanno già) generato un’immensa e ridicola scia di articoli e servizi tv sulla moda del curvy che rischiano di danneggiare le nuove generazioni al pari degli stereotipi che inizialmente si cercava di abbattere.

Personalmente, ripeto, non lo trovo un concetto sbagliato ma rilevo un paio di problemi fondamentali che hanno un po’ svuotato il senso della battaglia iniziale e rischiano di farci tornare al punto di partenza. Il punto è che c’è differenza fra “Essere cicciottelli è bello” e “Essere cicciottelli non mi rende diverso”.

Il problema iniziale, ribadiamolo, era che in passato, a causa degli stereotipi, la gente grassa o con qualche chilo in più era quasi demonizzata (per approfondimenti simili clicca qui) quindi la soluzione ideale avrebbe dovuto essere quella di far accettare socialmente una persona con qualche chilo in più, il punto è che non basta parlarne, bisogna parlarne in maniera consapevole, contestualizzando, spiegando che qualche chilo in più è normale.

La moda invece si è intromessa in questo processo ed ha iniziato a dire incessantemente “Curvy è bello” proponendo spesso (ma non sempre per fortuna) corpi obesi in salsa sexy, ipersessualizati, modelle curvy con dei bellissimi rotolini di ciccia “rifiniti” con Photoshop, elogi superficiali al corpo formoso solo perché di tendenza e solo se rispondente ad una modalità di rappresentazione classica della pubblicità: sexy, ammiccante, seducente. Praticamente come ritornare al punto di partenza.

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Terry Hollyday, orgogliosa taglia 54 e testimonial di brand id moda.

Così il messaggio che passa quasi sempre, leggendo i giornali di moda e gli articoli sul web, non è l’accettazione sociale delle forme normali e reali né il concetto di diversità come valore, il messaggio che passa è quasi sempre che “Anche le curvy hanno una speranza di apparire belle, esattamente come le magre” che è diverso dal dire “ogni persona è bella a prescindere dal proprio corpo”, perché nel primo caso esiste un canone di bellezza imposto, nel secondo no, nel primo caso non c’è una consapevolezza per proprio corpo, non c’è indipendenza, non c’è libertà, è solo un adeguamento ad un’idea imposta dalla società.

Questo, ovviamente, genera confusione, idee sbagliate, a volte deliranti, sicuramente inaccettabili: a volte sembra che ad essere elogiato non sia l’orgoglio di essere sé stessi sempre e comunque ma l’obesità.

Fermo restando che qui non si giudica chi è in sovrappeso né chi è magro (sappiate che chi scrive è un’orgogliosa taglia 46) ma bisogna ammettere che qui si sta perdendo d’occhio l’argomento principale e si stanno diffondendo idee sbagliate. A ben vedere poi, ancor prima del curvy, dell’estetica, dell’accettazione sociale del corpo femminile e dell’accettazione di sé stessi viene la salute, dunque articoli che elogiano modelle curvy corredando le foto patinate di concetti banali come “Curvy è bello” senza spiegarti perché si è arrivato a questo, senza dirti che c’è dell’altro, premettetemi di dire che mi sembra una cazzata. Una pericolosa cazzata.

Senza contare che tu, famoso giornale di moda e tendenze che ti metti a parlare di rivoluzione del curvy difendendo le taglie comode in nome della diversità, se continui a propinarci le stesse pose, gli stessi modelli femminili e degli slogan svuotati di significato, non importa a nessuno che le modelle siano curvy o meno  perché non hai proprio capito qual era la rivoluzione.

[Immagine di copertina by Francesco Carrozzini – Nicki Minaj per Roberto Cavalli, campagna S/S 2015]

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